L'Arciconfraternita di Maria SS. Immacolata fu riconosciuta nel 1685 ma è sicuramente più antica.
Ha sede presso la Basilica Minore di Maria SS. Immacolata, già della SS. Trinità o di S. Francesco d’Assisi dell’Ordine dei Francescani Minori Conventuali e aggregata alla Basilica Patriarcale di S. Maria Maggiore in Roma
La Basilica dell’Immacolata rappresenta
per i catanzaresi l’edificio più caro alla memoria in quanto si lega
indissolubilmente con il culto alla SS. Vergine Immacolata patrona della
città.
In origine la Madonna era particolarmente venerata dai
catanzaresi, sotto il titolo del SS. Rosario, all’interno della omonima
chiesa dei PP. Predicatori e dei confrati appartenenti alla
quattrocentesca arciconfraternita del SS. Rosario e del SS. Nome di
Gesù. Ciò fece sì che la Madonna del Rosario fosse stata eletta, come si
desume da molte fonti storiche nonché da quadri ed altre opere d’arte,
quale patrona della città.
La devozione all’Immacolata si
intensifica
all’indomani del 1641 quando la città,
scampata miracolosamente dalla peste per intercessione della Vergine,
emette, nel 1660 con solenne atto pubblico, il voto di difendere a costo
del sangue la verità del concepimento Immacolato di Maria, precedendo
di due secoli la proclamazione dello stesso dogma. Da allora
l’Immacolata, proclamata principale patrona della città, è solennemente
festeggiata ogni anno, l’otto dicembre, ed in tale occasione, il sindaco
della città accompagnato dalla giunta comunale, secondo una tradizione
secolare, rinnovano “in perpetuum” in nome della città tutta, il voto di
ringraziamento a Maria SS. e offrendo un cero, giurano, alla presenza di
un notaio “di riconoscere la Vergine Immacolata come Prima Patrona e
principale protettrice della città e difendere il privilegio
dell’Immacolato concepimento fino allo spargimento di sangue”.
Fino a
non molti anni fa la statua dell’Immacolata, pregiata opera lignea,
vestita con preziosi abiti serici del ‘600 e del ‘700, percorreva le
strade principali della città; memorabile la processione trionfale del
1954, anno mariano durante il quale il tempio
dell’Immacolata fu elevato alla dignità di Basilica e il Capitolo
Vaticano insignì il simulacro veneratissimo della Madonna di corona
d’oro, che benedetta dal papa Pio XII, fu posta solennemente sulla sacra
effigie dall’eminentissimo cardinale Gaetano Cicognani, prefetto della
sacra Congregazione dei Riti.
Gli storici sono concordi nell’affermare
che il tempio, dapprima dedicato alla SS. Trinità, fu costruito nel 1254
– come evidenziano alcune monofore della navata centrale ma visibili
soltanto dal sottotetto delle navate minori - e che i religiosi
francescani furono i primi ad arrivare in città stanziandosi fuori le
mura lì dove i cappuccini nel 1534 eressero il loro convento con la
chiesa di S. Maria degli Angeli.
Fu il vescovo dello stesso ordine
mendicante, Fortunato, che volle i suoi confratelli all’interno delle
mura concedendo loro la chiesa della SS. Trinità annessa al convento,
donazione confermata dal successore Giacomo e da Alessandro VI con Bolla
del 1261.
Il D’Amato (1670) scrive che all’interno
della chiesa, detta anche di S. Francesco di Assisi, fu eretta una
cappella alla Vergine Immacolata la quale era officiata e sede di
riunione dell’antica Confraternita omonima, tutt’oggi esistente. La
chiesa sorse, quindi, nel “cuore” civile, politico e commerciale della
città, nella cosiddetta “Piazza” che il Gariano descrive come la «più
pratticata dinnanzi San Francesco d’Assisi, che si stende sino al
vescovato, dove stanno tutti i mercanti e lo spaccio di cose
commestibili», ma anche il D’amato la ricorda posta su «l’ultimo confine
della Piazza Maestra, con due Porte nel frontespizio, alle quali per
più gradi s’ascende, con uno spazioso Teatro avanti, circondato
all’intorno di sontuosi palagi».
Nel 1750 l’edificio, dapprima ad unica
navata, venne ristrutturato a cura di un certo frate francescano che le
cronache riportano quale A. Matalona, e dopo diversi lavori di restauro
e ampliamenti durati per tutto l’800 e il ‘900, fu ingrandito con
l’aggiunta delle due navate minori, la cupola e, quindi, definitivamente
portato alle attuali forme e dimensioni. Il 6 dicembre del 1763, la
nuova chiesa venne solennemente riaperta al culto e consacrata
dall’allora vescovo della città Mons. Antonio De Cumis che nel 1775 donò
e consacrò l’altare maggiore in marmi policromi ai lati del quale fece
apporre il suo stemma. Nello stesso anno viene realizzato l’altare della
cappella dell’Immacolata commissionato a Silvestro Troccoli, su disegno
di Tommaso Mancini architetto e scultore napoletano, che andò a
completare il fastigio realizzato in muratura e stucco al centro della
quale è tutt’oggi posta la statua processionale della Vergine databile
tra la fine ‘500 e gli inizi del ‘600.
Nel 1783 a causa del violento
sisma e fino al 1833, per i danni riportati dal Duomo, la chiesa
funzionò da Cattedrale interinale. In questo periodo l’antica cappella
di S. Giuseppe, posta nel transetto di fronte la cappella
dell’Immacolata, fu dedicata al S. Patrono vescovo Vitaliano e nel 1857
il nobile Antonio Arceri fece realizzare dallo scultore serrese Michele
Amato, come voto al santo per aver preservato la città dal colera, un
busto ligneo che fu posto al centro del fastigio.
Quest’ultimo reca al centro della cimasa
un piccolo dipinto di S. Nicola vescovo e ai lati, all’interno di
cornici quadrilobate in stucco, due dipinti raffiguranti il martirio di
S. Ireneo, probabilmente provenienti dalla vecchia Cattedrale. Anche la
cappella di S. Antonio da Padova presenta un altare napoletano con
fastigio marmoreo eretto nel 1766 su commissione di Andrea Pisanello che
con testamento del 26 novembre 1763 lasciò un legato ai PP. Conventuali
per essere seppellito ai piedi del suddetto altare.
Nel 1809 i frati
Minori conventuali furono espulsi dalla chiesa e dal convento, che fu
soppresso, mentre, la cura dell’antico edificio sacro, passò alla
confraternita la quale con zelo portò avanti numerosi lavori di
restauro, protrattisi sino agli inizi del ‘900; la facciata, infatti,
venne rimaneggiata alla fine del secolo XIX, su progetto dell’Ing.
Giuseppe Parisi e realizzata dal noto ed esperto imprenditore di opere
edili pubbliche di allora Cav. Davide Rossi.
Venne inaugurata nel 1913
ed è caratterizzata da uno stile tardo barocco con portale chiuso da un
ottocentesco portone in legno di noce intagliato a due ante con sei
specchiature, preceduto da una breve gradinata in granito di Stalettì, e
affiancato da sei colonne , tre per lato, con capitelli sui quali si
imposta la ricca trabeazione con timpano spezzato al centro del quale
spicca lo stemma della Reale Arciconfraternita di Maria SS. Immacolata.
Al di sopra del portale, in posizione
centrale, si apre il finestrone polilobato, anch’esso fiancheggiato da
sei colonne di dimensione più piccole e di ordine ionico, sulla cui
trabeazione si imposta l’aggettante e ricco timpano, al centro del
quale, opera dello scultore catanzarese Ottavio Colosimo, è stato
realizzato un bassorilievo in stucco raffigurante la Vergine Immacolata.
Completa l’architettura del frontespizio, la torre campanaria
rimaneggiata nel XX secolo, mentre sovrasta l’intera architettura della
chiesa la svettante cupola completata e inaugurata nel dicembre del 1904
in occasione del cinquantesimo anniversario della proclamazione del
dogma.
La cupola consta di un tamburo in
muratura, caratterizzato all’esterno da una forma ottagonale, ed
all’interno da una forma cilindrica con otto finestroni intervallati da
paraste di ordine corinzio e otto affreschi, opera del pittore
catanzarese Guido Parentela, rappresentanti le virtù teologali, le virtù
cardinali ed il primo dei sette doni dello Spirito Santo: la Sapienza.
La calotta della cupola, oggi rivestita in lastre di rame, è costituita
da otto costoloni ed altrettante vele in origine coperte da elementi in
maiolica colorata gialla e blu, prodotte dalla fabbrica napoletana
Daniele Veidlich. Le pitture interne furono realizzate dal pittore
cortalese Andrea Cefaly il vecchio, dagli artisti Antonio e Felice
Fiore Serra da Sambiase e dal pittore catanzarese, allievo di Garibaldi
Gariani, Guido Parentela.
L’ampio interno della Basilica è a pianta
a croce latina a tre navate, caratterizzate, quelle laterali, da un
sistema voltato a vela realizzato a figulini (elementi in terracotta),
quella centrale e dell’area presbiterale, da un sistema voltato a botte
realizzato alla “reale”. Le cappelle ognuna delle quali godeva in
passato di jus patronato appartenente a nobili famiglie cittadine,
conservano altari ottocenteschi in marmi policromi e fastigi coevi in
muratura e stucco, nonché notevoli opere d’arte tra le quali si
ricordano: la statua lignea di S. Rocco di manifattura napoletana del
sec. XVIII; le statue lignee settecentesche di S. Giuseppe,
dell’Addolorata, di S. Michele, di S. Alfonso che provengono dalla
soppressa chiesa di S. Caterina V. e M dei Teatini (oggi sede della
Questura); i dipinti di S. Domenico e di S. Bruno del pittore crotonese
Sesto Bruno, i quattro scarabattoli con figurine in cera, opere
settecentesche di Caterina de Jiulianis, raffiguranti “La Natività”,
“L’Adorazione dei Magi”, “Il Tempo” e “La Morte”; il cinquecentesco
Crocifisso ligneo e la grande tela seicentesca dell’Immacolata con la
SS. Trinità opera del pittore Giuseppe Perri.
- Testo a cura dell'arch. Oreste Sergi, tratto dal sito "Visit Catanzaro".
- Foto tratta dal web.